Dibattito - Alcune osservazioni e alcune critiche al libro e le mie risposte

Risposte ad alcune critiche ed osservazioni fatte al libro

Ci sono alcune idee di fondo nella Grammatica della fantasia di Rodari, idee che io condivido e che ho messo alla base del mio libro.

 

1.Prima tra tutte l'idea che, non solo che la creatività e l'immaginazione siano facoltà inscindibili dal pensiero stesso, ma che siano di conseguenza prerogative e diritto di tutti.

E' una tipica utopia della sinistra degli anni settanta, lo so... ma io ci credo.

Perciò il percorso creativo non è solo un percorso di formazione per i grandi artisti, ma un percorso di crescita personale a cui tutti hanno diritto, e l'apprendistato musicale diventa così, tanto un apprendimento alla comunicazione che alla crescita personale (osservazione: "a volte emerge una finalità didattica che vede una composizione come strumento di crescita e liberazione - rivolto anzitutto verso se stessi - più che non uno strumento di comunicazione - rivolto anzitutto verso gli altri...").

2. L'immaginazione e la creatività, qualità imprescindibili del pensiero, non vanno quindi relegate a certe attività soltanto, ma devono essere parte integrante di qualsiasi gradino nell'apprendimento. Anche lo studio delle matematiche severe, come della noiosa grammatica, deve essere gioioso e immaginifico.

Per questa ragione, come è possibile cominciare a studiare l'armonia e la composizione col vecchio sistema dell'impara e taci, del ripeti e obbedisci, per poi passare in un campo totalmente diverso, quale quello della libera composizione?

La libertà ed il pensiero divergente vanno insegnati da subito. Qualunque sia il modo in cui si insegna o si impara l'armonia, non dovrebbero esserci due cammini opposti e incompatibili, e cosa meglio dell'odiato basso, per scoprire la nostra libertà di modificarlo, di renderlo musicale, di reinventarlo, di renderlo espressivo, ecc....?

(osservazione: "più che impegnare seriamente la fantasia in un basso sarei per impiegarla in un proprio lavoro")

3. Terza idea di fondo, non direttamente ricavata da Rodari ma in qualche modo implicita nella sua opera e nella sua vita (che divertimento vedere come i seri studiosi ed accademici si arrovellano nel tentativo di definire Rodari e di decidere se esso fosse non solo uno scrittore ma anche un pedagogista!) è quella di far comunicare i saperi, per dirla con Edgar Morin.

In un tentativo di sguardo dall'alto, di sintesi, molto 'medievale' e assolutamente inattuale.

E' inattuale perchè comporta dei rischi, che sono esattamente quelli che ho corso io, avventurandomi in campi in cui sono meno o poco competente.

Ma era a mio avviso indispensabile farlo. Perchè questi saperi, come quelli sul suono e sulla percezione, continuano ad essere privilegio di pochi, e non raggiungono la diffusione e la divulgazione necessari. Nei tre capitoli dedicati al rapporto tra le leggi del suono e i linguaggi musicali, io sollevo semplicemente una serie di domande, senza dare delle risposte. Riporto dei pareri apparentemente autorevoli: il testo di Frova è uno dei più approfonditi, sebbene fumoso, e decisamente di parte. Ma che, come la definisco io, la discussa legge di Ohm sia vera o no, non influisce sulla discussione che affronto, perchè grande resta il divario tra ciò che percepiamo 'coscientemente' e tutta la parte inconscia...

Fatto sta che, se è vero che in alcuni settori, come quello 'elettronico', alcuni saperi e testi sono ormai patrimonio dato, nel resto del mondo accademico, si vive nel buio e nell'oscurità di vecchie credenze e superstizioni...

In ogni caso io richiamo semplicemente l'attenzione sulla necessità di affrontare una discussione simile, che viene sistematicamente evitata, proprio per evitare di cadere in simili rischi. 

4. Per quanto riguarda la destinazione, viene detto nella premessa, nella dedica e nella quarta di copertina, che questo libro si rivolge ai corsi superiori dei conservatori, e a tutti coloro che si occupano di creatività e di apprendimento. ad allievi e docenti, quindi, e non credo fosse necessario distinguere le due cose (osservazione: "A tratti sembra rivolto agli studenti, a tratti ai loro docenti"). Le leggi per l'insegnamento dell'armonia fantastica sono, ad esempio, un manifesto che può servire di riflessione ad uno studente, per divenire consapevole dei suoi diritti, e ad un docente, per riflettere su ciò che ha fatto e su ciò che farà. In questa riflessione 'pedagogica' ho cercato cioè di coinvolgere tutti i protagonisti, da un lato e dall'altro della 'barricata'. A chi è destinato il Manuale di De La Motte, o il Piston? Naturalmente a docenti ed allievi. Ciascuno leggerà, capirà e vedrà cose diverse, su diversi livelli.

5. Per quanto riguarda l'analisi insiemistica e il concetto di vettore intervallare... quello dovrebbe essere un campo in cui sono piuttosto competente, avendo studiato per due anni la pitch-class set theory negli Stati Uniti, alle sorgenti stesse del suo pensiero. Però è possibile che mi sia espresso male, e andrò subito a controllare.

Ma ho detto più volte che la teoria dei set è quanto di più lontano dalla visione armonica che si possa immaginare. Sono io che, ancora una volta, cerco di far comunicare i saperi...

6. Bergson e Stravinskij sono autori stra conosciuti e ultra studiati. Non ho ritenuto necessario ripetere, se non velocissimamente, quanto hanno detto sul Tempo.

Nel mio libro ho invece cercato di soffermarmi su quegli autori che sono poco o niente conosciuti. Il libro della Langer è oggi veramente introvabile, quello di Kramer non è mai stato tradotto interamente, quello di Imberty è scarsamente conosciuto.

(osservazione: "Mi sembra strano il non aver citato o citato subito alcuni testi/concetti chiave per inquadrare alcuni problemi come ad es. Stravinskij e Bergson per il tempo psicologico v.s. ontologico/tempo della scienza v.s. tempo della vita; oppure le molte e diverse 'strutture' di memoria (STM-LTM, episodica-semantica-procedurale. working memory-iconica-ecoica..."). 

7. Ultimo, ma importantissimo punto... un libro contro? Ma.. forse (osservazione: "Talvolta mi pare un libro-contro più che un libro-per").

E' un libro, spero pieno di fiducia, di convinzioni positive, e di voglia di costruire.

Non posso nascondere però che traspaia spesso la mia polemica contro una parte del Novecento, e soprattutto contro la generazione dei nostri insegnanti.

Perchè è innegabile che io abbia sofferto molto sia come studente che come compositore, perché sono sempre stato un diverso.

E ho combattutto sempre contro intolleranza, pregiudizi e scarsissimo rispetto per ciò che ero e desideravo essere...