Piccole storie di altri pianeti - Favole marziane

Piccole storie di altri pianeti (favole marziane)

Gian-Luca Baldi – Febbraio 2013

 

 

Il pianeta del Re a rovescio

Il pianeta degli oggetti animati

Il pianeta del giardiniere dei bambini

Il pianeta-a-metà

Il pianeta dei sogni ladri

Il pianeta dei medici-muratori

Il pianeta del buio vero

Il pianeta degli angeli migranti

Il pianeta di un solo giorno

Il pianeta Boh

Il pianeta misterioso

Il pianeta dei colori sbagliati

Il pianeta delle storie perdute


Il pianeta del Re a rovescio

 

Bisogna fare molta attenzione quando si visita il Pianeta del Re a rovescio, a non fare sbagli che potrebbero costare molto, ma molto cari…

Che sbagli?

Quando si viaggia è sempre necessario informarsi bene sugli usi e costumi del paese che si va a visitare.

Ma in alcuni casi è veramente indispensabile!

Appena si arriva nella stazione spaziale del Pianeta del Re a rovescio, per esempio, non bisogna chiamare un porta bagagli in maniera insolente, magari con un fischio.

Ancor meno passare davanti a quello che ci sembra un barbone, senza neanche salutarlo gentilmente, ma solo buttandogli una monetina distrattamente.

Perché?

Perché nel Pianeta del Re a rovescio, il Re non porta la corona e non siede sul trono.

Ma vive in mezzo ai suoi sudditi e fa i lavori più umili.

Un giorno lava i bagni della stazione.

Un altro chiede l’elemosina.

Un altro guida un vecchio autobus, e in un altro, vende dei fiori all’angolo della strada.

E siccome, gli abitanti del Pianeta del Re a rovescio si assomigliano un po’ tutti, sono sempre gentili gli uni con gli altri, per timore di trattare male, senza volerlo il proprio Re.

Fate attenzione allora, voi turisti, ad essere sempre buoni, gentili e generosi!

Perché chi tratta male il Re, viene portato subito in prigione, per molti, moltissimi anni, e questa è l’unica cosa poco gentile che fanno gli abitanti del Pianeta del Re a rovescio, che per il resto sono sempre così buoni!

 


 

Il pianeta degli oggetti animati

 

 

Nel pianeta di Uhl, esiste una città che si chiama Rienville.

Sembra una città come tutte le altre a guardarla da fuori. Identica in tutto e per tutto alle nostre città terrestri.

Ma appena ci addentriamo nella vita di tutti i giorni di uno dei suoi abitanti, scopriamo che le cose sono molto diverse.

Prima di tutto gli abitanti sono molto pigri e lenti.

E la mattina non si alzerebbero mai dal letto se non fosse per gli oggetti della loro casa.

Eh sì, perché nella città di Rienville, gli oggetti sono animati.

Il signor Uhluhl apre gli occhi al mattino, e per nessuna ragione al mondo sposterebbe i suo cento chili e oltre dal letto, se non fosse per quel lumino carino che ha sul comodino.

Il lumino in realtà è una ‘lei’, e scende dal comodino per andare a dargli un bacino sulla guancia e dirgli: “Uhluhl, pigrone, svegliati, dai!”.

Ma che fatica!

Devono essere almeno in tre per portarlo fino al bagno e convincerlo a lavarsi:

il piccolo e determinato lumino, la docile e paziente sedia, e il forte e ostinato appendiabiti, ben saldo sul suo treppiedi di legno. Daria, Edi e Trep. Così si chiamano.

Ma questo è niente al confronto di quello che dovranno fare i poveri vestiti del signor Uhluhl.

Che davanti al suo capufficio se ne starebbe muto e intontito come un pesce rosso nell’acquario, se la sua cravatta, Atta, le sue scarpe, D ed Esse, e il suo orologio, Giò, non dicessero e facessero tutto per lui.

Molti sostengono che gli abitanti del mondo di Uhl non sono altro che degli ammassi di carne, che sembrano degli uomini e delle donne, ma sono soltanto delle creature vegetali e ottuse.

Molti credono che gli unici e veri abitanti del mondi di Uhl sono gli oggetti.

Di certo è difficile in tutto l’universo incontrare dei lampadari, delle scarpe e delle poltrone più simpatiche di quelle…

Lo imparò a sue spese il signor Bernardo Gigiogrigio, un terrestre come noi, che una volta, a causa del suo lavoro di rappresentante, rimase per molti mesi a vivere su quel pianeta.

E alla fine si innamorò di un piccolo lumino da notte di nome Susi.

Perché i lumini da notte laggiù, come abbiamo già detto, sono davvero tanto carini.

E siccome voleva sposarla, non tornò più sulla terra, dove sicuramente lo avrebbero preso per matto!

Ma rimase per sempre a vivere su quel pianeta, felice e contento, con la sua Susi ed una bella famiglia di bimbi-lumini.

 


 

Il pianeta-a-metà

 

 

Il pianeta-a-metà, esiste soltanto a metà.

Le sue bellissime città-a-metà sono tutte costruite sul mare, un mare-a-metà.

Che non è proprio un mare, perchè quella distesa immensa, dal colore blu scuro, che d’un tratto, all’improvviso, finisce, non è altro che un buco nero!

E le città-a-metà di quel pianeta-a-metà sorgono tutte accanto a quei buchi neri.

Insomma, il pianeta-a-metà è come quel formaggio-a-metà che sulla terra si chiama groviera, pieno di buchi!

Le autostrade sfrecciano sospese sul nulla.

E gli edifici, di mille e più piani, hanno sempre, tra un piano e l’altro, qualche piano che manca, e certo noi terrestri non possiamo capire come fanno, questi piani a restare sospesi sul vuoto… ed essere dei piani-a-metà.

Ma come saranno le persone di questo pianeta-a-.metà?

Saranno visibili solo a metà?

Oppure gli mancherà qualcosa, un braccio, un piede, o chissà?

Gli abitanti del pianeta-a-metà, purtroppo, sono fatti di tutto, e per niente a metà!

Soprattutto hanno un cuore-tutto-cuore ed una testa-tutta-testa.

E fanno molta fatica a vivere in un pianeta-a-metà.

Per questo dico purtroppo.

Non sono molto felici delle loro case-a-metà e soprattutto delle loro vite-a-metà.

Io una volta conobbi Eppe, che tutti chiamavano Pe. Così, oltre ad avere un nome-a-metà, gliene restava solo un quarto.

Eppe abitava da sempre al cinquecentosessantatreesimo piano di un grande grattacielo.

Ma purtroppo il suo era un non-piano, ereditato dal padre che l’aveva ereditato dal nonno, e non c’era nient’altro che il soffitto del piano di sotto, ed il pavimento di quello di sopra. Come tutti gli altri abitanti del pianeta-a-metà, del resto.

Solo gli uffici avevano dei piani –piani e delle case-case.

I poveri e semplici cittadini invece, avevano solo delle case-a-metà in qualche non-piano di qualche tristissimo grattacielo-a-metà.

E un non-piano non è nemmeno indicato nell’ascensore, e quindi Eppe tutti quei piani doveva farseli sempre a piedi…

Un giorno Eppe, stufo di vivere da sempre in una non-casa e in un piano-non-piano, decise di andarsene via e si costruì una capanna di legno sulla spiaggia immensa che si affacciava sul quel mare-non-mare.

Dove c’era finalmente un letto-letto, un tetto-tetto, delle sedie-sedie e perfino un tavolo-tavolo.

E decise di costruirsi una barca, una barca-tutta-barca, proprio di legno-legno, per affrontare quel mare-non-mare e navigarlo fino in fondo.

Inutilmente tutti gli amici gli dissero di non andare, che era proprio impossibile, perché un buco nero non si può navigare.

Perché appena ti avvicini ti inghiotte, e scompari nel nulla…

Ma non ci fu nulla da fare.

Eppe era deciso.

Era stufo di stare a guardare quel mare-non-mare e averne paura, e voleva affrontarlo.

Meglio questo che restare sospesi in una vita-a-metà!

E quando la barca fu pronta, partì, spinto dalla sua bella vela.

 

Eppe non è ancora tornato. Ma tutti gli abitanti del pianeta-a-metà non hanno perso la speranza e lo aspettano, e lo aspettano ancora e ogni giorno fissano l’orizzonte per ore, in cerca della sua vela.

E per questa ragione si sono decisi finalmente a lasciare le loro case-a-metà e le loro vite-a-metà e sono venuti tutti ad abitare sull’immensa spiaggia della città-a-metà, ciascuno in una bella casa-tutta-casa di legno-legno.

E sono tanto felici, in questa attesa, di aver lasciato le loro vite-a-metà.

 


 

Il pianeta degli angeli migranti

 

C’è una grande, grandissima stazione d’arrivo nel pianeta degli angeli migranti.

Sempre affollatissima, di notte e di giorno.

E creature alate e bellissime si vedono arrivare col volto malinconico ed un piccolo zaino semivuoto.

Queste creature sono angeli, ma non angeli qualsiasi, bensì angeli custodi, e vengono tutti dalla terra.

Tra tutti gli angeli sembra siano, di questi tempi, quelli che restano di più senza lavoro.

E non perché non ci sia bisogno di loro. Anzi.

Ma un angelo custode, per accompagnarsi per tutta la vita al suo protetto ha bisogno di sentirne i pensieri ed i sentimenti.

E di capire che almeno da bambino egli creda in lui, angelo custode, e creda soprattutto nelle cose invisibili.

Senza queste condizioni, gli angeli custodi rimangono senza lavoro e devono partire, in cerca di un’altra occupazione.

Il pianeta cosiddetto degli angeli migranti, il cui vero nome è però pianeta degli aquiloni, è la loro meta preferita.

Un pianeta in cui le creature sono quasi invisibili, come fossero fatti d’acqua e di vento, e visibili davvero, sono solo le cose veramente importanti. Come i sogni e l’amore, la gioia e la fiducia, la gratitudine e l’amicizia. E queste cose veramente importanti prendono la forma di bellissimi aquiloni colorati che popolano quello strano pianeta, e a quel pianeta donano appunto il nome.

E gli angeli cosa fanno allora?

All’ingresso di scuole e musei, di parchi e Lunapark, vendono questi aquiloni e sognano i bambini della terra, di cui ciascuno ha conservato, nel proprio zaino, un piccolo ricordo…