La Principessa Amleth e il Regno degli orchi

La Principessa Amleth e il Regno degli orchi

C’era una volta,

cioè una volta c’era,

ma adesso è adesso,

e una volta non c’è più…

La giovanissima Principessa Amleth, terminato il periodo di lutto per la morte dei suoi genitori, sta per diventare Regina, quando improvvisamente compare uno sconosciuto, che dice di essere suo zio.

Con prove apparentemente inconfutabili lo sconosciuto dimostra il suo diritto alla successione, e ad Amleth non resta altro che farsi da parte e accettare la situazione.

Sarà una strana e inquietante creatura della notte, un piccolo Rommit, a cui Amleth ha salvato la vita, a convincere la Principessa a non fidarsi, e ad escogitare un sistema piuttosto rivoltante per capire se lo zio sia o no un impostore.

Grazie ad una cena speciale, con un piatto ancora più speciale, la vera natura del nuovo Re sarà costretta a disvelarsi…

 

C’era una volta,

cioè una volta c’era,

ma adesso è adesso,

e una volta non c’è più.

C’era una volta il Regno del Mare Infinito,

e un grande popolo di navigatori e marinai

C’era una volta una coppia di sovrani,

giusti e coraggiosi.

E c’era una volta

la loro piccola e amatissima figlia, Amleth.

C’erano una volta

le terribili orde di Orchi che arrivavano da terre lontane.

E c’erano una volta i lunghi giorni di attesa e di angoscia,

quando tutti coloro che erano rimasti a casa,

aspettavano l’esito della battaglia decisiva,

e il ritorno del Re e della Regina,

entrambi partiti alla testa del loro esercito

C’era una volta,

una volta c’era,

ma adesso è adesso.

E una volta non c’è più

 

Capitolo uno
Notte di silenzio

 

Amleth scendeva veloce le scale.

Non aveva molto tempo ormai.

E doveva fare in fretta.

Tra poco il castello e tutto il paese sarebbero stati avvolti dal silenzio più assoluto.

Gli orologi delle torri avrebbero taciuto.

Il suonatore del grande corno di madreperla non avrebbe dato il segnale della sera.

Dal porto non sarebbero arrivate le voci rauche dei pescherecci che tornavano, né si sarebbe udita la sirena del faro.

Nessuna delle campane di cristallo rosso avrebbe fatto sentire il suo suono.

E per le strade non avrebbero risuonato gli zoccoli dei cavalli sulla pietra, i passi e le voci della folla nelle vie principali, né le grida dei bambini.

Dalle sette di sera alle sette di mattina, ogni abitante del Regno avrebbe rispettato il voto del silenzio, per celebrare le dodici, ultime, tristi e solenni ore di lutto.

Poi, all’arrivo delle prime luci del giorno, sarebbe cominciata la festa per l’Incoronazione della nuova Regina, e la salvezza del Regno del Mare Infinito dalla minaccia degli orchi..

L’orologio della torre batté le sei e trenta. Ancora mezz’ora.

Tutto il castello era già immerso nel silenzio.

C’era solo un suono di passi leggeri per le scale.

Il suono dei passi di Amleth. Scendeva veloce le scale dell’ala ovest del castello, dove si trovavano i suoi appartamenti, stringendo nel pugno, con rabbia, un foglio tutto stropicciato.

Si dirigeva dal Primo Consigliere Ghrìmaco, che dalla partenza dei suoi genitori aveva svolto il ruolo anche di reggente e di suo tutore.

Amleth infatti aveva ancora quindici anni.

E, per le leggi del Regno, avrebbe dovuto aspettare il giorno esatto del suo sedicesimo compleanno prima di diventare Regina, cioè il giorno seguente.

Era furiosa. Era passato un mese esatto dalla notizia della morte dei sovrani. Ma il Consigliere Ghrìmaco aveva appena proclamato tutta una serie di nuove leggi, proprio alla vigilia della sua Incoronazione. Proprio quella sera sacra di lutto e di preghiera. E gliene aveva dato notizia solo all’ultimo momento.

Arrivata al piano della servitù, un bimbo le corse incontro gridando il suo nome, e le saltò al collo scoppiando a piangere. Era Matyn, il figlio del cuoco.

“Principessa, degli uomini cattivi ieri notte sono venuti a portare via mio papà, li ho visti, li ho visti…” disse con la sua vocina incerta, da bambino di tre anni che si è appena svegliato.

In quel momento arrivò la madre, tanto piccola e magra quanto il marito era alto e robusto.

“Ecco dove eri finito, piccolo birbante, invece di dormire…Non gli dia retta, Principessa, è stato solo un sogno, un brutto sogno. Mio marito è dovuto partire per qualche giorno per andare a trovare la madre che si è ammalata. Dopodomani sarà già di ritorno!”

Amleth baciò il piccolo e lo strinse forte.

“Cosa hai fatto ai tuoi bei capelli lunghi?” chiese il bimbo, asciugandosi le lacrime e carezzandole il viso.

“Ho dovuto tagliarmeli per tutte le prove che ho affrontato in questi giorni….tiro con l’arco, corse a cavallo, combattimenti con la spada e corpo a corpo. E’ duro diventare una Regina, sai? Vedrai. Da domani me li rifarò crescere. E saranno ancora più lunghi e neri di prima. Adesso torna a dormire”, e così dicendo Amleth lo porse alla madre, che lo prese tra le sue braccia.

“Stai attenta Am’eth”, disse il piccolo, “o porteranno via anche te…”

Amleth sorrise: “Nessuno mi porterà via, stai tranquillo. E poi io sono molto forte, sai? Ti faccio vedere un segreto, sembro magra, ma guarda i miei muscoli”, e così dicendo si tirò su una manica del vestito mostrando un muscolo del braccio decisamente sviluppato per una ragazza della sua età. Sorrise ancora, diede loro la buona notte e riprese la sua corsa col pensiero fisso a Ghrìmaco.

“Non posso crederci”, pensava, “non posso proprio crederci. Adesso gli farò passare la voglia di giocare a fare il Re. Ho sopportato anche troppo. E sono stata paziente oltre ogni limite!”

Amleth era già fuori, nel cortile e si dirigeva veloce verso gli appartamenti dei Consiglieri. Intanto ripassava a mente tutti i punti di cui voleva discutere col reggente: l’inspiegabile chiusura dell’Antica Biblioteca, l’apertura alla caccia della Foresta Sacra, la possibilità a partire dagli otto anni di lasciare la scuola e fare lavori anche molto pesanti….

Amleth era furiosa.

Arrivata davanti alla casa del Primo Consigliere, trovò una guardia ferma di fronte alla porta.

“Fammi passare, soldato”, disse Amleth, “devo parlare col Primo Consigliere Ghrìmaco”.

“Mi dispiace, Principessa. Ho l’ordine di non fare passare nessuno. Il Primo Consigliere e Sovrano reggente Sua Maestà Ghrìmaco non può essere disturbato in questo momento. Può lasciargli un messaggio, se desidera”.

Amleth lo guardò stupita. Lo fissò intensamente con i suoi occhi grandi, tra il blu ed il verde. Certo, era solo una ragazzina di quindici anni, ma con la divisa militare, che indossava ancora dalla mattina, e con i capelli corti sembrava molto più grande della sua età. Aveva già l’aspetto regale e autoritario di una Regina.

“Soldato, ti ordino di farti da parte. Le questioni che devo discutere col Primo Consigliere sono molto importanti e assolutamente urgenti”. La guardia rimase immobile.

“Mi hai sentito?”

Amleth fissò la guardia negli occhi, e in quel momento l’orologio batté le sette. La notte di silenzio era cominciata e lei non voleva che niente ne turbasse la solennità.

“Tanto peggio”, pensò, “domani farò i conti con Ghrìmaco da Regina, e saranno conti molto amari…”

Non le restava ora che tornare nella sua camera e prepararsi a quella notte di preghiera.